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Che cosa succede in caso di inflazione?

È inutile girarci attorno, l'inflazione e la conseguente perdita di potere d'acquisto sono al centro delle preoccupazioni degli italiani. E giustamente. Mentre l'economia fatica a riprendersi dalla pandemia di Covid-19, la crisi energetica e la guerra in Ucraina pesano sull'attività economica in Italia e, più in generale, in Europa. Poiché il valore dei nostri risparmi si riduce ulteriormente a causa dell'inflazione, molti contribuenti si chiedono come reagire. Possiamo combattere l'inflazione? Sì, ma come? Investendo in determinate attività. Facciamo il punto della situazione.

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1. Che cos'è l'inflazione?

Se ne sente parlare tutti i giorni, è sulla bocca di tutti, ma se ci fermiamo un attimo e ragioniamo, sappiamo davvero dare una definizione di che cos’è l’inflazione?

In parole povere, per inflazione si intende l’aumento nel tempo dei prezzi. Troppo semplice? Proviamo a definire ancora meglio. Si tratta di un aumento continuativo del livello generale dei prezzi di beni e servizi, cui consegue una diminuzione del potere d'acquisto della moneta, vale a dire la quantità di beni che possono essere acquistati dalle famiglie con una certa somma di denaro. E, ovviamente, ne sono anche colpiti l’andamento generale dell’economia e l’orientamento delle politiche monetarie delle banche centrali.

In pratica, tutto si basa su una questione di moneta e di prezzi. Tutti i beni e i servizi presenti sul mercato hanno un prezzo, che viene calcolato in termini monetari. Senza questa convenzione, dovremmo scambiare i prodotti in base al loro valore reale e non al loro prezzo nominale. Ciò si tradurrebbe in un ritorno al baratto, in cui una certa quantità di un determinato bene corrisponderebbe a una quantità precisa di un altro.

I prezzi, ovviamente, non sono fissi nel tempo, ma variano a seconda dell’offerta e della domanda. Maggiore è la disponibilità di un prodotto, più il suo prezzo potrà scendere; al contrario, quando dei beni e dei servizi sono più difficili da reperire, logicamente il loro prezzo aumenterà. I consumi sono anche influenzati da:

  • mode
  • tendenze

Allo stesso modo, anche la quantità di moneta in circolazione influenza i prezzi. Se nell’economia circola tanta moneta, si corre il rischio che i prezzi incrementino in modo sregolato.

2. Perché si arriva a uno stato di inflazione?

Le cause dell’inflazione sono essenzialmente tre:

  • un aumento della domanda
  • un incremento dei costi sostenuti per la produzione
  • un eccesso di moneta immessa sul mercato dalla Banca Centrale

Nel primo caso, la domanda da parte dei consumatori aumenta e le imprese sono disposte a soddisfarla, ma solo aumentando a loro volta i prezzi. Per quanto riguarda l’incremento dei costi di produzione, essi possono riguardare sia il salario dei lavoratori sia il costo delle materie prime necessarie per produrre beni e servizi; com’è logico, se le imprese non vogliono andare in perdita e mantenere il loro guadagno, dovranno aumentare i prezzi alla vendita.

Il terzo caso è quello di un’eccessiva immissione della moneta sul mercato. Bisogna sapere che la Banca Centrale controlla la quantità di moneta attraverso operazioni di mercato aperto. Che cosa sono, nel concreto? Essenzialmente, si tratta dell’acquisto e della vendita di titoli sul mercato dei titoli.

Quando la Banca Centrale acquista dei titoli e li paga con la moneta, crea nuova moneta. Al contrario, quando vende i titoli, rimuove dalla circolazione la moneta che riceve in pagamento. È quindi variando l’offerta di moneta che la Banca Centrale può influenzare il tasso d’interesse.

3. Chi si avvantaggia con l'inflazione?

Con tutto quello che abbiamo detto, pensare che ci possa essere qualcuno che gode di una situazione di inflazione può sembrare strano, eppure è così.

Da una situazione di inflazione, infatti, traggono beneficio i debitori, mentre, logicamente, risultano svantaggiati i creditori, ossia la loro controparte. Perché? Il ragionamento è piuttosto semplice: chi ha un debito a tasso fisso, alla sua scadenza, dovrà restituire un importo che, nominalmente, è rimasto lo stesso. Ma il valore reale del debito, per via dell’inflazione, è diminuito. Il debitore, quindi, riceve una sorta di “sconto” (in termini reali) sul suo debito, mentre il creditore ottiene una somma inferiore.

I debitori non sono unicamente persone fisiche, ma possono essere anche aziende o lo Stato stesso. Se allora immaginiamo che i creditori siano i lavoratori, i risparmiatori, i consumatori, possiamo anche identificarli negli investitori. Investire denaro, infatti, è una forma di prestito. L’investitore, però, trae un beneficio dall’investimento solo se riesce a ottenere un rendimento pari almeno al tasso d’inflazione. Se l’inflazione è troppo alta e l’investimento ha un tasso d’interesse troppo basso, la conseguenza logica è che ci andrà a perdere, mentre il debitore si avvantaggerà.

4. Come proteggere il proprio portafoglio dall'inflazione?

Dopo aver passato una vita intera a costruirci un patrimonio, in linea con i nostri obiettivi, l’ultima cosa che vogliamo è vederlo inesorabilmente consumato dall’inflazione. Per fortuna, ci sono dei modi per proteggere i propri risparmi: investimenti immobiliari, asset reali, una migliore ripartizione del proprio portafoglio in Borsa oppure delle obbligazioni indicizzate all’inflazione.

Far fronte alla volatilità

Non ci ripeteremo mai abbastanza: consultare tutte le mattine il proprio Piano di Accumulo Capitale (PAC) o il proprio conto di deposito titoli non serve a niente perché il rischio sarà sempre quello di cedere al panico al minimo movimento dei mercati finanziari. Ma sappiamo anche bene che quando si ha un obiettivo a lungo termine, proteggere il proprio portafoglio dalle crisi è fondamentale. Perché? Per fare le scelte più giuste ed efficaci. A tale scopo, possono essere intraprese diverse azioni:

  • la vendita di azioni di società fortemente indebitate
  • la vendita di società in perdita
  • la diversificazione degli asset
  • la protezione dei propri guadagni attraverso “ordini stop”
  • la copertura del proprio portafoglio con dei prodotti derivati

In primo luogo, tieni d’occhio le società di cui detieni delle azioni: per quanto una società che realizza dei profitti regolari possa ovviamente fallire, una società indebitata il cui margine di profitto diventa insufficiente potrebbe dover procedere al deposito di bilancio. Risultato: i creditori possono effettuare una liquidazione della società, facendo perdere investitori agli azionari.

Hai notato che alcune società presenti nel tuo portafoglio sono in perdita da diversi anni? Analizza la situazione prima di vendere a più non posso.

La società è andata bene per un lungo periodo ma ora subisce delle perdite La società subisce delle perdite nonostante la forte crescita
La causa potrebbe essere la generale situazione economica dei mercati finanziari e non la struttura della società (buon indicatore per un ritorno alla normalità) Forse sta puntando al profitto al momento della sua maturità

Ottimizzare il proprio portafoglio

Diversificare è la chiave di qualsiasi buona strategia di investimento in Borsa. Questa diversificazione può avvenire a livello dei settori, dei valori, dei territori, ecc.

Più valori avrai nel tuo portafoglio, più sarai protetto. Il calcolo è semplice: immagina di possedere dieci valori diversi nel tuo PAC e che uno di loro crolli del 100%. Immagini il seguito del ragionamento? Il 10% del tuo PAC andrebbe in fumo. Meglio quindi ridurre questo rischio scegliendo dai 20 ai 25 valori, se non di più.

Informati anche sugli ordini stop per anticipare le perdite potenziali su un valore specifico. In altre parole, fissi un prezzo minimo al quale la tua azione dovrà essere venduta: ciò permette di evitare di vendere a perdita, senza effettuare una veglia costante dello stato dei mercati finanziari.

Per finire, gli ETF sono già la soluzione preferita di moltissimi investitori: questi panieri di azioni riproducono l’andamento di un indice borsistico (S&P 500, FTSE MIB, ecc.), sia quando è in rialzo, sia quando è in ribasso. L’interesse, in questo caso, è di investire nell’insieme delle società che compongono il S&P 500 piuttosto che comprare delle azioni individuali. In più, certi ETF permettono di investire in società extraeuropee, che di solito non sono disponibili su un PAC.

In linea generale, tieni a mente che un portafoglio che resiste all’inflazione richiede ricerche e un certo livello di conoscenza dei mercati finanziari e del loro funzionamento.

Quali sono le obbligazioni indicizzate all’inflazione?

Si tratta del sogno di molti investitori e borsisti. Nelle obbligazioni (chiamate anche titoli) indicizzate all’inflazione, il valore del rimborso segue la curva dell’inflazione. Ok, sicuramente interessante, ma ciò significa anche che questo valore risentirà dei tassi reali, esponendolo ai forti crescite di questi tassi che possono defavorizzarla.

In altre parole, è importante comprendere che le obbligazioni di questo tipo possono essere interessanti nei periodi in cui l’inflazione è relativamente moderata, ma perderanno la loro efficacia se la situazione economica conduce a un’iperinflazione.

Queste obbligazioni sono indicizzate all’inflazione tramite uno strumento di misura riconosciuto (l’indice dei prezzi al consumo di uno Stato, per esempio). Il principio è semplice: quando i prezzi salgono (abbassamento del potere di acquisto), l’obbligazione (il capitale inizialmente prestato del suo emettitore) aumenta parallelamente.

Queste obbligazioni così speciali rendono in tal modo agli investitori dei risultati che dipendono dall’inflazione, per proteggersene: integrarle nel proprio portafoglio permette di essere esposti ai rendimenti reali.

Ovvio, i rischi ci sono sempre:

  1. il loro prezzo può variare
  2. in caso di aumento dei rendimenti reali, il valore delle obbligazioni indicizzate all’inflazione si abbassa

Il nuovo BTP Italia per proteggersi dall’inflazione

Da lunedì 20 a giovedì 23 giugno 2022 (salvo chiusura anticipata) ci sarà una nuova emissione di Btp Italia. Di che cosa si tratta? Semplicemente di titoli di Stato indicizzati a tasso d’inflazione italiano, pensati per i piccoli risparmiatori.

I Btp Italia potranno essere acquistati in banca o presso un ufficio postale dove si detiene un conto titoli, ma anche da casa, tramite la funzionalità di trading-online attivata sul proprio internet banking.

Il collocamento sarà articolato in due fasi dedicate a due diverse tipologie di potenziali sottoscrittori.

Fasi Per chi? Quando? A partire da?
Prima fase Risparmiatori individuali
e altri affini (mercato retail)
20-22 giugno
(9:00-17:30)
1.000 €
Seconda fase Investitori istituzionali 23 giugno
(10:00-12:00)
100.00 €

Quali caratteristiche hanno questi titoli di Stato, giunti alla loro diciassettesima emissione?

  • Durata pari a 8 anni (scadenza il 28 giugno 2030)
  • Rendimento minimo sempre garantito
  • Cedole pagate ogni 6 mesi
  • Capitale garantito a scadenza
  • Tassazione agevolata al 12,5% (come per tutti i titoli di Stato)
  • Nessuna commissione per i piccoli risparmiatori (se li acquistano nei 3 giorni)
  • Investimento non vincolato nel tempo (l'investitore può rivendere i titoli sul mercato secondario prima della scadenza finale)

Ma la vera novità è il cosiddetto doppio premio fedeltà, del valore complessivo dell’1% sul capitale investito:

  • il premio intermedio, pari allo 0,4% del capitale nominale acquistato non rivalutato, per chi conserverà i titoli per i primi quattro anni (28 giugno 2026)
  • il premio finale, pari allo 0,6% del capitale nominale sottoscritto non rivalutato, per chi li conserverà fino alla scadenza (28 giugno 2030)

5. Come può la Banca Centrale combattere l'inflazione?

Da quando è stata istituita il primo giugno 1998, la Banca Centrale Europea definisce la politica monetaria unica all’interno della zona euro insieme all’Eurosistema (le banche centrali nazionali europee). Il suo obiettivo? Assicurarsi che il valore della moneta europea si mantenga.

Ma ormai è deciso. Per la prima volta da dieci anni, nell’estate 2022, la Banca Centrale Europea aumenterà i suoi tassi. Questo inasprimento della politica monetaria non è solo europeo: la Federal Reserve americana aveva già fatto questa scelta, arrivando addirittura a rimproverare all’Europa di non adottare lo stesso metodo.

Come fa la BCE a stabilizzare i prezzi?

L’abbiamo detto: mantenere la stabilità dei prezzi è la missione della BCE. Ma come farlo? Innanzitutto, fissandosi un obiettivo di tasso d’inflazione del 2% a medio termine. E perché non 0%? Per tre ragioni:

  1. 2% è un obiettivo chiaro e trasparente, che permette di anticipare la variazione dei prezzi e delle decisioni di prestito e investimento
  2. è un tasso che protegge dal rischio di deflazione, situazione in cui la BCE ha poco potere. Questo margine del 2% permette alla BCE di evitare di adottare troppe misure per contrastare l’inflazione
  3. anticipa un potenziale scarto del tasso d’inflazione tra più Paesi della zona euro, per una questione di equilibrio

Per stabilizzare i prezzi, e quindi limitare l’inflazione, la Banca Centrale gioca generalmente sui tassi d’interesse. La logica è piuttosto semplice: quando i tassi di interesse sono bassi, si è più inclini a chiedere un prestito per finanziare il proprio progetto. Il che significa che investimenti e consumi aumentano la crescita.

Al contrario, dei tassi d’interesse più elevati, costringono a uno sforzo di risparmio maggiore da parte dei consumatori: l’attenzione non è più sulle spese, ma sulla sicurezza. Per dirla in parole povere, l'economia rallenta.

Come può la BCE far fronte all’inflazione?

Quando la Banca Centrale tocca la moneta di un Paese, questo influisce direttamente sui prezzi, e quindi sull’inflazione. Per la BCE, cambiare i tassi d’interesse ha un impatto diretto sugli altri crediti proposti dalle banche nazionali (credito immobiliare, prestiti scolastici, ecc.), generando un ulteriore impatto sul consumo e dell'investimento delle imprese e dei privati. E il tasso d’inflazione, quindi, subirà a sua volta un impatto.

È per questo che i contribuenti della zona euro attendono impazientemente le misure prese dalla BCE per combattere l’inflazione e dal suo innalzamento dei prezzi. Per controllare la situazione monetaria in Europa, la BCE fa riferimento a diversi indicatori:

  • il livello d’inflazione sull’anno, che si stima normalmente a 2%
  • le potenziali evoluzioni dei prezzi in generale, a seconda di altri indicatori finanziari
  • la crescita dell’aggregato monetario M3

In base a questi indicatori, la Banca Centrale Europea agirà sul tasso d’interesse applicato al rifinanziamento delle banche nei suoi confronti, agendo quindi automaticamente sui tassi di interesse dei prestiti sottoscritti dai singoli e dai professionisti alle banche.

Con un aumento storico del 7,5% a inizio anno, l’inflazione in Europa è di certo inferiore a quella oltreoceano, ma comunque ben lontana dal 2% a cui punta la BCE. Di conseguenza, prepariamoci a numerosi aumenti a partire da luglio 2022.

6. Come si calcola l’inflazione?

Per misurare l’incremento dei prezzi si utilizza il cosiddetto tasso d’inflazione. Facciamo un esempio per capire di che cosa si tratta mettendo a confronto i prezzi di uno stesso bene in due anni diversi:

Prezzo 1 (P1)
2020
Prezzo 2 (P2)
2021
100 € 110 €

Attraverso una semplice formula matematica potremo ottenere il tasso d’inflazione:

(P2 - P1)/P1

Quindi, riprendendo i dati della nostra tabella: 110 - 100 = 10/100 = 0,1, che equivale al 10%. Abbiamo ottenuto il nostro tasso d’inflazione. Questo calcolo è davvero semplice quando a confronto sono solo due prezzi. Ma sappiamo bene che i prezzi di un mercato non si limitano a un solo prodotto.

Per avere un’idea completa del tasso d’inflazione di un mercato va costruito un indice dei prezzi, ossia un numero che prende in considerazione i prezzi di tutti i beni e servizi, mettendoli in relazione al loro contributo alla produzione totale di un Paese.

L’inflazione si calcola quindi grazie a questo numero, il tasso d’inflazione, che equivale all’incremento dell’indice dei prezzi in un arco temporale, tenendo conto dell’andamento medio dei prezzi di un Paese.

Come calcolare l’inflazione su diversi anni?

Climb mette a tua disposizione uno strumento per la calcolare l’inflazione, che ti permetterà di avere un’idea più precisa dell’impatto dell’innalzamento dei prezzi sui tuoi risparmi, sulle tue spese e sulla tua disponibilità residua.

Domande frequenti

🤔 A quanto è l’inflazione in Francia?

L’Insee (Istituto nazionale della statistica e degli studi economici, il corrispettivo del nostro Istat) e l’OFCE (Osservatorio francese delle congiunture economiche) stimano un’inflazione per l’anno 2022 che si aggira intorno al 5,2%.

🪵 Perché le materie prime scarseggiano?

In linea generale, quando ci sono grossi stravolgimenti nell’ordine prestabilito, possono verificarsi degli eventi negativi, come è appunto la carenza di materie prime. Tra le cause principali possiamo sicuramente annoverare la crisi sanitaria legata al Covid-19, che ha bloccato (e continua a bloccare, seppur in parte minore) il mondo intero per diverso tempo. Non va poi sottovalutata l’instabilità a livello geopolitico, fra cui spicca sicuramente la guerra in Ucraina.

🗓️ Quando l’Istat presenta il suo rapporto sul 2022?

Il Rapporto annuale per l’anno 2022 è previsto per luglio 2022. In esso l’Istat analizza la situazione economica e sociale del Paese nel 2021 e nei primi mesi del 2022.

🤷‍♂️ Cosa succede se l’inflazione è negativa?

Quando l’inflazione è negativa si parla di deflazione. In una situazione del genere, il consumatore si trova in una posizione vantaggiosa in quanto i prezzi sono inferiori rispetto al solito. Ma la deflazione può a sua volta essere positiva o negativa. È positiva se nasce da una riduzione dei costi di produzione dovuta a materie prime che costano meno, a migliori metodi di produzione, o da un sistema più concorrenziale e quindi meno monopolistico (se più attori propongono gli stessi prodotti, i prezzi dovranno calare di conseguenza). È invece negativa se spinge a una diminuzione della produzione e quindi a un calo dell’occupazione.

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