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ETF: cosa sono e come funzionano gli Exchange-Traded Funds?

1. Qual è il rendimento annuo di un ETF?

In generale, il rendimento degli ETF può variare da pochi punti percentuali all'anno fino a diverse decine di punti percentuali, a seconda del tipo di ETF, delle condizioni del mercato e dalla composizione del portafoglio. È per questo che non è possibile dare una risposta univoca: il tipo di indice, il paniere di asset replicato, ecc. sono tutti elementi che influiranno sul rendimento.

È chiaro, per esempio, che un ETF che replica il rendimento dell'indice S&P 500 avrà quasi sicuramente un rendimento diverso da un ETF che replica quello di un paniere di obbligazioni. Senza contare i costi di gestione associati al fondo (che, seppur minimi, sono presenti) e dei movimenti dei mercati finanziari.

Va poi sottolineato che il rendimento passato non è indicativo di quello futuro, e che quindi non è possibile basarsi unicamente sui rendimenti passati di un ETF quando si fa la propria analisi. L’investimento in ETF necessita di una ricerca approfondita che prenda in considerazione tutti i fattori che potrebbero influire sulla sua buona riuscita o meno.

Alcuni ETF possono generare rendimenti positivi, mentre altri possono generare rendimenti negativi. In generale, gli ETF che investono in titoli a reddito fisso, come obbligazioni o certificati di deposito, tendono a generare rendimenti più stabili e prevedibili rispetto agli ETF che investono in azioni, che possono essere più volatili, ma di solito maggiori.

Lo sapevi che...

Gli ETF, come qualsiasi altro investimento, comportano un certo livello di rischio. Non esiste alcuna garanzia che un ETF genererà rendimenti positivi, quindi è importante fare un'attenta valutazione del rischio prima di investire in un ETF.

Negli ultimi anni gli ETF che hanno performato meglio sono stati gli azionari settoriali, seguito dall’azionario in generale, e poi dall’azionario geografico, mentre i peggiori sono stati quello obbligazionari, con rendimenti anche cinque volte inferiori a quelli del mercato azionario.

Di certo quello che ci lasciamo alle spalle è stato un anno davvero particolare, che non ha di certo reso il lavoro semplice agli analisti. Ricordiamo infatti che abbiamo avuto a che fare con:

  • gli strascichi della pandemia e dei lockdown sui mercati finanziari
  • un’inflazione alle stelle
  • le montagne russe targate crypto

Ed è proprio per questo motivo che, quando si tratta di analizzare i rendimenti degli ETF, è sempre meglio affidarsi al lungo periodo come indicatore di rendimento.

Se prendiamo in considerazione un anno come parametro di riferimento, possiamo stilare una classifica degli ETF registrati in Italia con il maggior rendimento (al 04/01/2023).

Nome ETF Rendimento percentuale 1Y
iShares MSCI Turkey UCITS ETF USD (Dist) (LSE) 105,19%
HSBC MSCI TURKEY UCITS ETF (LSE) 104,15%
iShares MSCI Turkey UCITS ETF USD (Dist) (AMS) 102,21%
Lyxor MSCI Turkey UCITS ETF Acc (MI) 95,07%
Lyxor MSCI Turkey UCITS ETF Acc (PAR) 92,98%
iShares MSCI Turkey UCITS ETF USD (Dist) (MI) 91,31%
iShares S&P 500 Energy Sector UCITS ETF USD (Acc) (FRA) 76,83%
iShares S&P 500 Energy Sector UCITS ETF USD (Acc) (LSE) 74,57%
SPDR S&P U.S. Energy Select Sector UCITS ETF USD (LSE) 73,51%
Invesco Energy S&P US Select Sector UCITS ETF 72,62%

1. Dove si comprano gli ETF?

Gli ETF (Exchange-Traded Funds) sono fondi che replicano passivamente l’andamento di un indice e che possono essere acquistati sui mercati regolamentati allo scopo di investire e diversificare il proprio portafoglio.

In Italia, il mercato di riferimento è l’ETFplus gestito da Borsa Italiana. Esso permette l’accesso a tutti gli operatori registrati. 

Tra gli emittenti di ETF figurano:

  • iShares 
  • Vanguard
  • Lyxor International Asset Management
  • Xtrackers

È bene sottolineare che non è possibile acquistare ETF direttamente da questi emittenti. Come fare, quindi?

1. Quali sono gli ETF migliori per investire?

La risposta non è semplice, ma possiamo concentrarci su alcune caratteristiche da non lasciarsi mai sfuggire nella scelta dell’ETF adatto al nostro investimento per provare a rispondere.

Di norma, gli ETF migliori:

  • sono di grosse dimensioni
  • sono in circolazione da diversi anni
  • hanno un volume di scambio elevato

Per esempio, gli ETF più scambiati sono:

Nome

Ishares J.P. Morgan $ Em Ucits Etf Dist

Ishares Core S-P 500 Ucits Etf Usd Acc

Xtrackers Msci China Ucits Etf

Lyxor Euro Stoxx Banks (Dr) Ucits Etf

Amundi Short Eu Stoxx 50 Daily Ucits Etf

Controvalore (in €)

2.438.299,03

2.393.204,19

2.227.153,58

1.943.150,13

1.744.549,436

Ecco quindi che, tenendo in considerazione area geografica e settore, possiamo per esempio affermare che i migliori ETF azionari sono:

Mondo

  • Vanguard FTSE ALL-World UCITS ETF

  • iShares MSCI ACWI UCITS ETF
  • Xtrackers MSCI AC World UCITS ETF

Mercati sviluppati

  • HSBC MSCI World UCITS ETF

  • Lyxor MSCI World UCITS ETF (Sintetico)
  • iShares Core MSCI World UCITS ETF

Mercati emergenti

  • Vanguard FTSE Emerging Markets UCITS ETF

  • Xtrackers MSCI Emerging Markets UCITS ETF
  • HSBC MSCI Emerging Markets UCITS ETF

S&P 500

  • Invesco S&P 500 UCITS ETF (Sintetico)

  • Xtrackers S&P 500 Swap UCITS ETF 1C (Sintetico)
  • Lyxor S&P 500 UCITS ETF - Acc (Sintetico)

Grazie alle liste facilmente reperibili su Internet, è possibile fare la stessa cosa per gli ETF obbligazionari, per quelli sulle materie prime, ecc. L’importante è controllare sempre i dati che abbiamo citato e utilizzarli per creare una lista di ETF performanti.

1. Quali sono i vantaggi degli ETF?

L’investimento in ETF (Exchange-Traded Funds) ha numerosi vantaggi:

  • semplicità
  • trasparenza
  • versatilità
  • costi bassi
  • sicurezza
  • liquidità

Semplicità

Il concetto stesso degli ETF è quello di replicare passivamente la performance dell’indice benchmark a cui fanno riferimento. In questo modo gli investitori si espongono senza troppe complicazioni al mercato che interessa loro (azionario, obbligazionario, materie prime, ecc.): con una sola partecipazione si accede a un’intera gamma di investimenti.

La strategia di investimento può essere affinata per sfruttare l’andamento dei mercati attraverso analisi dei trend macroeconomici.

Gli ETF possono inoltre essere comprati o venduti come se si trattasse di semplici azioni, appoggiandosi alla propria banca o a un broker online.

Trasparenza

Con gli ETF non ci sono sorprese. Gli investitori infatti sono consapevoli in qualsiasi momento del proprio profilo di rischio/rendimento e di che cosa è presente nel proprio portafoglio. Il valore ufficiale degli ETF viene pubblicato giornalmente e diventa quindi estremamente semplice sapere qual è la valorizzazione del proprio investimento. 

Sapere quali sono gli investimenti sottostanti non è così comune: con i fondi comuni di investimento non sempre si sa in che cosa si sta investendo.

Versatilità

Gli ETF hanno una notevole flessibilità, data dal fatto che non hanno scadenza e che sono quotati in Borsa in tempo reale. Per questo motivo, l’investitore può decidere:

  • di fare trading intraday
  • di investire nel medio/lungo termine
  • di prendere posizione sugli indici di tutto il mondo
  • di concentrarsi su un solo settore, area geografica, ecc.

La scelta sta all'investitore, secondo i propri obiettivi, e gli ETF permettono di questa libertà.

Costi bassi

Di solito gli ETF sono molto più convenienti dei fondi comuni di investimento. Questo perché la loro politica di gestione passiva consente di diminuire i costi solitamente associati alla gestione attiva, come per esempio la remunerazione degli analisti; la quotazione in Borsa, poi, permette di poter abbattere i costi di distribuzione.

Sicurezza

Il patrimonio investito negli ETF non appartiene alla società emittente, ma è per legge di proprietà esclusiva degli investitori/possessori delle quote/azioni di ETF. In questo modo, se anche la società dovesse fallire ed essere insolvente, il patrimonio investito non potrebbe essere toccato, ma verrebbe restituito ai suoi possessori iniziali.

Liquidità

Gli ETF, di norma, vengono negoziati frequentemente con volumi elevati, rendendoli di conseguenza strumenti estremamente liquidi. Maggiore sarà la frequenza di negoziazione, minori saranno i costi per negoziarlo, rendendolo uno strumento facile da comprare e vendere senza il rischio che il loro valore sia troppo intaccato.

1. Quali sono gli svantaggi dell’investimento in ETF?

Gli ETF sono un ottimo strumento di investimento, con i loro innegabili vantaggi, ma questo non significa che siano perfetti né che siano adatti a qualsiasi tipo di investitore.

Partendo dai loro vantaggi, infatti, possiamo dedurre quali siano i loro svantaggi:

  1. Commissioni di negoziazione
  2. Spese di gestione
  3. Basso volume di negoziazione
  4. Errori di tracciamento
  5. Meno diversificazione
  6. Mancanza di liquidità
  7. Distribuzioni di plusvalenze
  8. Rendimento da dividendi inferiore
  9. Problemi di controllo
  10. Progettati per seguire, non per battere

Commissioni di negoziazione

Gli ETF non sono strumenti gratuiti. È vero che generalmente hanno costi inferiori rispetto ad altri tipi di investimento, ma vengono comunque negoziati in Borsa come le azioni: ciò significa che ci sono degli intermediari da pagare (broker).

Ogni volta che l’investitore vende o acquista un fondo, vanno pagate delle commissioni, che possono accumularsi velocemente se si decide di acquistare molto spesso piccole quantità di azioni. Il rischio? Che le performance dell’ETF ne risentano.

È quindi bene controllare se l’ETF che si sceglie prevede o meno delle commissioni di negoziazione e valutare il rendimento effettivo del fondo.

Spese di gestione

I gestori dei fondi sostengono delle spese per effettuare le comuni operazioni commerciali. Ovviamente questi costi vanno presi in considerazione quando si calcola il rendimento del proprio investimento. Un rapporto di spesa più elevato, infatti, riduce il rendimento totale dell'investitore. In linea generale, perché un ETF possa essere considerato interessante, le spese di gestione dovrebbero essere inferiori allo 0,5%.

Lo sapevi che...

La commissione può coprire gli stipendi dei dipendenti, i servizi di custodia, i costi di marketing e l'esperienza del gestore del fondo nella scelta e nella gestione delle attività sottostanti.

Basso volume di negoziazione

Può succedere che il volume di negoziazione di un ETF sia basso, e che quindi lo spread denaro-lettera (differenza fra il prezzo di acquisto e quello di vendita) sia piuttosto ampio: ciò incide sul prezzo, che potrebbe non essere abbastanza vantaggioso per l’investitore. 

Il volume medio di negoziazione è comunque un dato che si può controllare prima di decidere se acquistare o meno un ETF: se esso è congeniale, si può procedere con l’acquisto; in caso contrario, si potrebbe optare per un altro ETF, più liquido.

Errori di tracciamento

Non è raro che un ETF si allontani dal benchmark. Per quanto si cerchi di mantenere la performance del fondo allineata all’indice, può accadere che essa si discosti.

Prendiamo l’esempio del gestore di un fondo che deve apportare delle modifiche al fondo stesso: l'ETF potrebbe non riflettere esattamente le partecipazioni dell'indice. Ed ecco che la  performance subirebbe una variazione importante rispetto a quella dell'indice. 

Si tratta dei cosiddetti errori di tracciamento: la differenza tra il rendimento di un portafoglio d’investimento e il rendimento del benchmark. Come si traduce tutto questo? In un eventuale costo superiore dell’ETF rispetto alle attività sottostanti, che di conseguenza farebbe pagare un premio all’investitore al momento dell’acquisto dell’ETF.

Per fortuna gli errori di tracciamento non capitano spesso, e nel caso in cui dovessero verificarsi, vengono generalmente corretti nel tempo.

Meno diversificazione

Bisogna fare attenzione al settore o alla classe di attività dell’ETF che si sceglie. Se è vero che molti ETF offrono diversificazione perché contengono centinaia o addirittura migliaia di titoli all'interno e tra le varie classi di attività, ce ne sono alcuni che si concentrano su un particolare settore del mercato o su un sottoinsieme di una classe di attività.

Alcuni fondi, per esempio, si concentrano su azioni a grande o piccola capitalizzazione, su un particolare Paese, su un settore specifico o su una particolare materia prima. Questo potrebbe tradursi in una minore diversificazione, che dovrebbe invece essere uno dei punti forti degli ETF.

Mancanza di liquidità

Come già anticipato, a volte ci si può trovare ad avere a che fare con ETF che non si riescono a vendere o comprare. Se l’ETF è poco negoziato, ossia scambia con un volume basso e con una volatilità elevata, l’investitore potrebbe trovarsi a pagare un prezzo eccessivo. Attenzione quindi alla liquidità (e all’illiquidità) dei fondi.

Rendimento da dividendi inferiore

Alcuni ETF pagano dividendi, ma gli investitori possono ottenere rendimenti più elevati su titoli specifici, come le azioni con dividendi elevati. Ciò è dovuto in parte al fatto che gli ETF seguono un mercato più ampio e quindi hanno in media rendimenti più bassi. Se un investitore può assumersi il rischio aggiuntivo di possedere determinati titoli, può ricevere dividendi più elevati. 

Problemi di controllo

L'investimento in ETF comporta un minore controllo, perché gli investitori non selezionano le singole attività del fondo. Il lavoro viene svolto da un esperto. Tuttavia, chi desidera evitare una particolare società, settore, industria o tipo di attività può preferire un’altra strategia di investimento con un approccio più pratico. 

Progettati per seguire, non per battere

Gli ETF sono progettati per seguire indici, settori, materie prime o altre attività. Tuttavia, molti di essi seguono un indice di riferimento, il che significa che spesso il fondo non supererà la performance delle attività sottostanti dell'indice. Gli investitori che vogliono battere il mercato (il che comporta rischi più elevati) potrebbero voler scegliere altri prodotti e servizi.

1. Come si sceglie l’ETF giusto?

Gli ETF, Exchange-Traded Funds, sono strumenti finanziari che replicano l’andamento degli indici in Borsa e che si contraddistinguono per determinate caratteristiche. È proprio da qui che partiremo per determinare gli elementi da considerare per fare la scelta migliore.

I fondi in circolazione sono tantissimi ed è quindi logico che sia impossibile replicarli tutti (per non parlare del fatto che sarebbe addirittura controproducente).

Solo grazie a un obiettivo di investimento ben definito è possibile scegliere in modo adeguato l’ETF che fa per noi, prendendo innanzitutto in considerazione:

  1. La classe di attività
  2. Gli indici stessi

La classe di attività

Per quanto riguarda la classe di attività, si tratta di decidere se investire in azioni, in obbligazioni, in materie prime, nel settore immobiliare o nelle strategie. Si può decidere di investire in una sola classe oppure di diversificare al massimo. Prendiamo l’esempio delle azioni: si può scegliere di concentrarsi su un solo settore, su un Paese in particolare, in mercati specifici, ecc.

Essendo l’ETF uno strumento che permette una notevole diversificazione, è comunque sempre bene non concentrare tutto il proprio investimento nello stesso luogo: optare per società diverse per settore di attività e ubicazione è il modo migliore per sfruttare il vantaggio degli ETF e abbattere il rischio connesso all’investimento in Borsa.

L’indice

Una volta scelta la classe di attività sarà il momento di concentrarsi davvero sugli indici. Ci sono tantissimi indici che coprono lo stesso settore, Paese, ecc. e ognuno avrà caratteristiche diverse e potrà esserci congeniale o meno.

Selezionare il giusto indice è la fase più importante nella scelta degli ETF che andranno a formare il nostro portafoglio, in quanto replicando passivamente l’ETF stesso, essi ci mostrano una fotografia del mercato che ci interessa. Quali sono le sue performance future? Qual è il loro prezzo di mercato? I dati sull’indice sono reperibili facilmente? 

1. Che cos’è un ETF?

Se vogliamo dirlo in parole semplici, un ETF è un fondo che ha come unico obiettivo quello di replicare fedelmente gli indici azionari, obbligazionari o di materie prime.

Più nel dettaglio, si tratta di fondi o SICAV (Società di Investimento a Capitale Variabile) a basse commissioni di gestioni che vengono negoziati in Borsa (sul mercato telematico ETFplus di Borsa Italiana, per esempio) come se fossero delle normali azioni.

Il loro successo è in continua crescita, come testimoniano l’incremento dei contratti scambiati e il loro controvalore. Basti pensare che a fine settembre 2022 la media dei contratti scambiati è stata di 36.785 (+10,32% rispetto al 2021), per un controvalore medio giornaliero di 496,7 milioni di euro (+5,01% rispetto al 2021).

2. Rendimento ETF a 3 anni

Allunghiamo il periodo e guardiamo quali ETF hanno avuto il miglior rendimento su tre anni (al 04/01/2023).

Nome ETF Rendimento percentuale 3Y
Legal & General ETF L&G Battery Value-Chain UCITS ETF USD Acc ETF (MI) 23,43%
Legal & General ETF L&G Battery Value-Chain UCITS ETF USD Acc ETF (LSE) 23,33%
iShares Global Clean Energy UCITS ETF USD (Dist) (LSE) 21,18%
iShares Global Clean Energy UCITS ETF USD (Dist) (AMS) 21,18%
iShares Global Clean Energy UCITS ETF USD (Dist) (MI) 21,15%

2. Come si comprano gli ETF?

La soluzione sta nell’aprire un conto deposito titoli, grazie al quale sarà in seguito possibile scegliere l’ETF sul quale si desidera investire e comprarlo (o venderlo).

Non potendo acquistare direttamente dagli emittenti sopracitati, si dovrà ricorrere a un intermediario abilitato, sia esso una banca o una SIM (società di intermediazione mobiliare, ossia un ente finanziario che può svolgere attività di negoziazione).

Aprire un conto titoli è un’operazione piuttosto semplice, che richiede alcuni giorni o settimane, a seconda dell’intermediario e che richiede:

  • la presentazione dei tuoi documenti di identità
  • la firma del contratto
  • un deposito per la registrazione del conto

Come dicevamo, si può decidere di affidarsi a una banca o a un broker online.

Se scegliere una banca può spesso sembrare l’alternativa migliore per via della sua aura di sicurezza e per il fatto che ci sarà un impiegato a tua disposizione, tieni a mente che molto spesso (quasi sempre) chi lavora in banca tenderà a proporti ciò che il suo istituto offre. Se decidi comunque di voler scegliere questa via, pensa all’home banking.

Nella scelta di un broker online, invece, concentrati su alcuni aspetti, come:

  • l’affidabilità della piattaforma
  • i costi di gestione
  • i servizi offerti
  • ecc.

Tra i migliori broker online per investire in ETF, ci sono:

  • Degiro
  • Directa
  • Fineco

Comprare ETF in 6 step

  1. Scegliere l’ETF
  2. Cercare il codice ISIN dell’ETF
  3. Inserire il codice ISIN nella barra si ricerca
  4. Inserire i dettagli dell’ordine sulla piattaforma
  5. Verificare i dettagli dell’ordine
  6. Confermare l’ordine

2. Quali ETF danno dividendi?

Molti fornitori di fondi propongono ETF con dividendi, ossia ETF che investono in società che pagano dividendi. Questi possono essere facilmente consultabili sui siti ufficiali, come quello di Borsa Italiana che, oltre a elencarli, ne riporta anche l’ammontare.

Molti investitori ritengono i dividendi un’importante fonte di guadagno, nonché un ottimo modo per investire in modo diversificato e relativamente “sicuro”. Le società che pagano dividendi, infatti, sono spesso società stabili con una lunga storia.

Bisogna comunque stare attenti, perché non è detto che una società che ha pagato dividendi in passato lo faccia di sicuro anche in futuro. È già successo che grandi aziende dovessero diminuire i dividendi emessi o anche interromperli, nonostante fino a quel momento li avessero costantemente pagati.

Gli ETF con dividendi possono essere di due tipi:

  1. ETF con dividendi aristocratici
  2. ETF ad alto dividendo

Nel primo caso, si tratta di fondi che investono in azioni di società che ogni anno pagano dividendi crescenti nel lungo periodo. 

Perché una società possa essere considerata “aristocratica” deve rispondere ad alcuni criteri:

  • far parte dell'indice S&P 500;
  • aver aumentato il totale dei dividendi per azione per un minimo di 25 anni consecutivi;
  • avere una capitalizzazione di mercato corretta per il flottante di almeno 3 miliardi di dollari;
  • avere un valore medio giornaliero scambiato di almeno 5 milioni di dollari per i tre mesi precedenti la data di riferimento del ribilanciamento.

Nel secondo caso, invece, abbiamo a che fare con degli ETF che investono in società con un elevato rendimento da dividendi

Il rendimento da dividendo (quanto una società paga in dividendi ogni anno rispetto al prezzo delle sue azioni) si calcola attraverso la formula seguente: dividendo pagato/prezzo di acquisto dell'azione x 100.

Quando i rendimenti sono bassi, i titoli a dividendo cominciano a diventare interessanti.

Lo sapevi che...

Un ETF con dividendi aristocratici presenta un rischio leggermente inferiore rispetto a un ETF ad alto dividendo.

Insomma, gli ETF con dividendi consentono agli investitori di investire contemporaneamente in un numero maggiore di titoli con dividendo e quindi di diversificare ancora di più (cosa che gli investitori che acquistano singoli titoli con dividendo non possono fare), rendendola una strategia che incontra il favore dei più e che si rivela spesso redditizia.

2. Che differenza c’è tra un ETF e un fondo comune d’investimento?

Abbiamo più volte citato i fondi comuni di investimento per fare un confronto con gli ETF.

I fondi comuni d'investimento, anche chiamati fondi gestiti, sono prodotti di investimento che riuniscono il denaro investito da una serie di investitori e lo gestiscono in modo attivo per investirlo in un paniere di attività e titoli diversi (comunque spesso azioni). Questa gestione non è gratuita, ma la speranza è che, pagando il gestore perché compia le giuste scelte finanziarie, la performance del fondo superi quella del mercato.

Possiamo quindi già notare una prima grossa differenza: se i costi di gestione di un ETF sono contenuti e quelli di negoziazione sono di solito quelli previsti per le azioni, nel caso dei fondi comuni il risparmiatore deve sobbarcarsi:

  • i costi di sottoscrizione
  • i costi di gestione (divise fra i partecipanti del fondo, ma comunque elevate in quanto vanno a retribuire i team di analisti del fondo stesso)
  • le commissioni per la banca depositaria (quella in cui viene custodito il patrimonio)

Poniamo ora l’attenzione sulla flessibilità di cui abbiamo parlato in precedenza. È vero che i fondi gestiti possono potenzialmente offrire buoni rendimenti, ma il loro principale difetto è che nella maggior parte dei casi non è possibile acquistarli e venderli quando si vuole. La compravendita è infatti limitata a una sola volta al giorno. Gli ETF, al contrario, possono essere comprati e/o venduti in qualsiasi momento durante le ore di mercato, dalle 9 del mattino alle 17:30, orario di chiusura.

ETF Fondo comune d’investimento
Gestione passiva Gestione attiva
Costi di gestione contenuti Costi di gestione elevati
Sono quotati in Borsa Non sono quotati in Borsa
Possibilità di compravendita in qualsiasi ora di mercato (9:00-17:30) Si può fare solo un acquisto o una vendita al giorno al valore netto della quota
Performance in linea con il benchmark Performance superiore al benchmark

2. Quali sono i rischi degli ETF?

Gli ETF (come tutti gli strumenti finanziari) presentano alcuni rischi: alcuni sono nascosti, spesso imprevedibili; altri possono invece essere contenuti procedendo con le giuste analisi.

Rischi nascosti

Con così tanti ETF tra cui scegliere, il mix di attività in un singolo fondo può essere vasto o complesso e alcuni possono contenere titoli rischiosi che potrebbero non essere così evidenti a priori. Inoltre, gli ETF possono essere colpiti dalla volatilità come qualsiasi altro investimento. Per questo motivo gli investitori devono documentarsi su ciò che l'ETF sta seguendo e comprendere i rischi sottostanti. 

Rischio domicilio fondo

Il domicilio di un ETF è un fattore importantissimo da tenere in considerazione. Esso infatti influenza sia le regole che vengono loro applicate sia il loro trattamento fiscale.

Per poter essere considerati Fondi Armonizzati (ossia Fondi Comuni d'Investimento di diritto estero autorizzati a esercitare la loro attività in Italia), i fondi domiciliati in un Paese dell’Unione europea devono rispettare la direttiva UCITS (Undertakings for Collective Investment in Transferable Securities).

Ciò significa che è fondamentale controllare sempre il domicilio del fondo. Se esso non appartiene alla categoria UCITS, non potrà concretamente essere venduto in Italia.

Lo sapevi che...

Le azioni che non risiedono nello stesso Stato dei loro detentori impongono il pagamento di una ritenuta alla fonte sui dividendi incassati (withholding tax), che dipende dal domicilio del fondo. Il mercato di quotazione di un ETF, quindi, diventa un elemento fondamentale per evitare di ritrovarsi a dover avere a che fare con dei costi di negoziazione inaspettati.

2. Quali sono le caratteristiche di un buon ETF?

Una volta chiariti questi due punti, è il momento di selezionare il fondo in base a tutta una serie di caratteristiche:

  1. le sue performance
  2. il tipo di replica
  3. le dimensioni del fondo
  4. da quanto tempo è in circolazione
  5. la distribuzione dei dividendi
  6. la sua liquidità
  7. il costo
  8. il profilo di rischio
  9. il domicilio del fondo
  10. la sua valuta
  11. il fornitore

Performance

Non è sempre detto che la performance di un ETF sia identica all’indice che replica. Molto spesso, infatti, potrebbe essere superiore o inferiore. Un buon ETF è un ETF che negli anni ha avuto un andamento il più costante possibile. Ovvio che i rendimenti passati non possono predire quelli futuri, ma rimangono comunque un dato importantissimo per farsi un’idea del fondo.

Tipo di replica

Si tratta del metodo attraverso il quale un ETF replica l’andamento dell’indice. Questa replica può essere di due tipi diversi: fisica e sintetica (unfunded o funded). La replica fisica, a sua volta, si suddivide in replica fisica totale e replica fisica a campionamento.

Nel caso della replica fisica totale (full replication), l’ETF acquista tutti i titoli inclusi nell’indice benchmark (parametro di riferimento del rischio di mercato) proporzionalmente al peso che i titoli stessi hanno nell’indice: così facendo, la performance del fondo rimane allineata a quella del benchmark. C’è da notare che questo tipo di replica può generare dei costi di transazione che potrebbero influire sulla performance dell’ETF rispetto all’indice. 

La differenza con la replica fisica a campionamento (sampling replication) sta nel fatto che non vengono acquistati tutti i titoli dell’indice, ma si crea un fondo formato da un campione di titoli molto simile a quello del benchmark. È chiaro che la scelta dei titoli non può essere fatta in maniera casuale, ma necessita di uno studio approfondito delle determinanti che garantiscono il successo del fondo (come il settore, il Paese, ecc.). La più grossa difficoltà sta nel capire quali sono questi fattori. Un punto a favore della replica a campionamento è la riduzione dei costi di transazione, in quanto meno titoli = meno costi.

Adottando la replica sintetica, invece, l’ETF non compra direttamente le azioni, ma attua un contratto swap con controparte bancaria, che restituisce il rendimento del paniere. Lo swap è uno strumento finanziario che paga all’ETF il rendimento esatto dell’indice che segue. Attraverso la replica sintetica l’ETF non deve detenere materialmente tutti i titoli dell’indice, permettendogli quindi di accedere anche a quelli solitamente più complessi, illiquidi o troppo numerosi. Ma espone anche al rischio che l’intermediario finanziario non riesca a pagare il rendimento dovuto.

Le dimensioni e l’età del fondo

Di norma, è meglio preferire fondi grandi rispetto a quelli più piccoli. Infatti, più grande è il fondo, maggiori saranno le economie che riuscirà a fare. E questo si traduce in costi inferiori per l’investitore.

Tra i fondi più grandi in termini di dimensioni in Europa abbiamo:

>Nome dell’ETF Dimensioni del fondo in mln. di €
iShares Core MSCI Europe UCITS ETF EUR - Distr 6.683
iShares Core MSCI Europe UCITS ETF EUR - Acc 4.653
Xtrackers MSCI Europe UCITS ETF 1C 3.007
Amundi ETF MSCI Europe UCITS ETF DR 1.535
Xtrackers MSCI Europe UCITS ETF 1C 776

Allo stesso modo, al momento della scelta, è sempre bene prendere in considerazione l’età dell’ETF; non perché essendo più anziano sia necessariamente migliore, ma perché, da un punto di vista oggettivo, essendo stato in circolazione per più tempo, avrà dimostrato la sua legittimità (riscontrabile attraverso i dati a disposizione, che nel corso degli anni si saranno accumulati). Per non parlare del fatto che un ETF che esiste da diverso tempo avrà attirato più capitali rispetto a uno che è stato appena creato.

La politica dei dividendi

Per quanto riguarda la distribuzione dei profitti, gli ETF possono essere di due tipi:

  1. ETF a distribuzione
  2. ETF ad accumulazione (o capitalizzazione)

Gli ETF a distribuzione distribuiscono a intervalli regolari i dividendi ricevuti dalle società in cui investono. Investendo in un ETF di questo tipo, quindi, l’azionista ottiene periodicamente l’importo corrispondente alle quote investite (in maniera proporzionale), un po’ come se stesse ricevendo un reddito passivo. I dividendi vengono pagati direttamente sul conto di intermediazione e diventano così utilizzabili fin da subito, sia che li si voglia incassare e spendere i soldi ottenuti, sia che si decida di reinvestirli.

Gli ETF ad accumulazione, invece, non prevedono la distribuzione dei dividendi, ma li reinvestono proporzionalmente all’interno del fondo stesso, facendone aumentare il patrimonio netto. È chiaro che optare per questo tipo di ETF significa rinunciare a un guadagno immediato, e puntare piuttosto a performance future superiori. Gli ETF ad accumulazione, quindi, sono ideali per chi decide di investire piccole somme in ETF andando però a cercare quelli che hanno le migliori condizioni di acquisto per poi far lavorare gli interessi composti al posto suo.

Lo sapevi che...

Gli ETF ad accumulazione non vengono tassati sul reddito reinvestito, ma solo al momento della vendita delle sue quote.

Quindi, meglio ottenere i frutti del proprio investimento nel presente o aspettare una possibile crescita del capitale nel medio/lungo termine? La risposta dipende dalle proprie intenzioni e dai propri obiettivi.

Liquidità

Per quale motivo va presa in considerazione la liquidità quando si deve scegliere un ETF? Per il semplice fatto che in un’ottica di vendita, vanno sempre prediletti gli ETF più liquidi.

In parole semplici, questo significa che ETF caratterizzati da un alto volume di titoli scambiati sono più facili da vendere, si possono scambiare più in fretta e soprattutto a prezzi più vantaggiosi.

Costo

Gli ETF vengono comprati e venduti attraverso la Borsa e sono soggetti a dei costi, come le commissioni sugli ordini. Ma bisogna anche tenere conto dello spread denaro-lettera.

Più un ETF è liquido, più sarà facile comprarlo o venderlo velocemente e pagando un margine minimo sul suo prezzo. È il cosiddetto spread denaro-lettera (differenza fra il prezzo di acquisto e quello di vendita): in parole semplici, quello che si paga all’intermediario. Chiaro che quando la liquidità diminuisce, i costi aumenteranno. Ecco perché si consiglia di scegliere ETF liquidi che abbassino i costi di negoziazione.

Profilo di rischio

È decisamente importante sapere se un fondo è più o meno rischioso prima di decidere se investirci o meno. Come sempre, a un profilo di rischio elevato equivalgono guadagni potenziali elevati, ma una strategia del genere potrebbe non essere per tutti.

Per informarsi, niente di meglio del KIID, il Key Information Document, documento ufficiale che sintetizza le informazioni più rilevanti su un fondo di investimento, per aiutare l’investitore nella sua scelta.

Il profilo di rischio si basa su una scala che va da 1 (rischio basso) a 7 (profilo alto).

Domicilio del fondo

Sempre, sempre, sempre assicurarsi che l’ETF scelto sia autorizzato alla distribuzione in Europa. La sede legale di un fondo ci permette di evitare eventuali complicazioni fiscali, valutarie e legali!

Se il nome del fondo riporta l’acronimo UCITS (che sta per Undertakings for the Collective Investment of Transferable Securities), per esempio, significa che esistono delle forme di protezione per il consumatore stabilite dall’Unione Europea. 

Gli ETF nordamericani (USA e Canada), per esempio, non sono regolamentati dai principi UCITS e possono quindi essere soggetti a numerosi svantaggi. Tanto più che la maggior parte di essi non possono essere distribuiti in Europa.

Valuta

Come anticipato nel punto precedente, gli ETF non europei possono dar vita a rischi di tipo valutario. Infatti, com’è logico che sia, gli ETF non sono tutti scambiati con le stesse valute. Immaginiamo che l’euro si rafforzi sul dollaro e che quindi di conseguenza i titoli quotati in dollari si svalutino per te, investitore europeo, che hai puntato su di essi.

È sempre bene verificare se l’ETF scelto abbia copertura valutaria o meno.

Fornitore

Per alcuni potrebbe non essere un criterio di scelta, ma è bene sapere che esistono fornitori di ETF (principalmente banche e società di fondi) più o meno buoni. Tutto si basa sul rapporto con il cliente: le informazioni e la documentazione sono facilmente accessibili? Vengono aggiornate regolarmente? Il loro contenuto è inequivocabile?

2. Come funziona un ETF?

Come abbiamo detto, i tracker sono fondi che replicano degli indici e, in quanto tali, vengono considerati fondi passivi. Rispetto alla gestione attiva delle azioni e delle obbligazioni comprate in Borsa, la gestione passiva consente di assicurare una certa sicurezza. Infatti, investendo per esempio sull’integralità del FTSE MIB, statisticamente sarà più difficile che l’intero indice crolli all’improvviso, rischio più concreto quando invece si investe sulle azioni di una sola società.

Ecco perché gli ETF sono consigliati per cominciare a investire in Borsa, in quanto alleano diversificazione degli asset e un livello adeguato di sicurezza nei confronti del rischio di perdita di capitale.

Gli ETF acquistano panieri di titoli, chiamati sottostanti, direttamente in Borsa. Meno onerosi dei fondi tradizionali, con delle commissioni che vanno da un minimo del 0,09% a un massimo dello 0,75% all’anno (rispetto al 2% dei fondi comuni), gli ETF non hanno come obiettivo di fare meglio del mercato, ma piuttosto di seguirlo, attraverso diversi metodi:

  • replica diretta (fisica totale o fisica a campionamento)
  • replica indiretta (sintetica)

3. Rendimento ETF a 5 anni

E infine, possiamo stilare una classifica degli ETF con il migliore rendimento su 5 anni (al 04/01/2023).

Nome ETF Rendimento percentuale 3Y
iShares Global Clean Energy UCITS ETF USD (Dist) (LSE) 20,17%
iShares Global Clean Energy UCITS ETF USD (Dist) (AMS) 20,17%
iShares Global Clean Energy UCITS ETF USD (Dist) (ETR) 20,12%
iShares Global Clean Energy UCITS ETF USD (Dist) (MI) 20,10%
iShares S&P 500 Information Technology Sector UCITS ETF USD (Acc) (FRA) 18,19%

Ricordiamo sempre comunque che i rendimenti passati non sono garanzia di quelli futuri, e per quanto queste tabelle possano dare un’idea di quali ETF performano meglio e magari aiutare a ritrovare alcuni elementi in comune (settori, zone geografiche, ecc.) non possono essere utilizzate come unica base per creare il proprio portafoglio di investimento in ETF.

3. Qual è la somma minima per poter investire in ETF?

Esistono due modi di vedere questa domanda. Tutto dipende infatti dal modo in cui si investe in ETF.

Nel caso di un conto deposito titoli, si devono sostenere delle spese annue, che molto spesso possono essere anche piuttosto elevate. È chiaro che dei costi elevati renderebbero nullo (o quasi) il rendimento dell’investimento se la somma investita fosse bassa. Diventa quindi più interessante investire attraverso un conto deposito titoli quando si ha una somma di partenza piuttosto sostanziosa.

Per chi invece ha meno soldi a disposizione ma vuole comunque investire in ETF, la soluzione è presto trovata: passare attraverso un broker online permette anche ai piccoli investitori di usufruire di questo strumento finanziario. Il deposito minimo richiesto, infatti, si aggira spesso intorno ai 100/200 €

3. Quanti ETF bisogna avere in portafoglio?

Gli esperti concordano nel dire che, per ottenere la migliore diversificazione, la maggior parte degli investitori privati dovrebbe possedere un portafoglio contenente da 5 a 10 ETF.

Ma mettiamo un attimo da parte questa stima e proviamo a concentrarci sulla componente di rischio. Si tratta infatti di un fattore essenziale da prendere in considerazione nella creazione di un portafoglio performante.

Sarà quindi importante concentrarsi su:

  • tipo di titolo (azione, obbligazione o materia prima)
  • regione geografica (Stati Uniti, Europa, mondo, mercati emergenti, ecc.)

Una diversificazione di questo tipo (ETF azionario + ETF obbligazionario + ETF mondo + ETF mercati emergenti) è un ottimo punto di partenza.

Al contrario, detenere molti ETF può spesso rivelarsi controproducente. Il rischio, infatti, è che un numero particolarmente elevato di ETF si traduca in una sovrapposizione degli ETF stessi. 

Se già possediamo un ETF S&P500 come iShares Core S&P 500 (che si concentra sulle 500 società statunitensi a grande capitalizzazione) è inutile avere in portafoglio anche l’ETF Lyxor Nasdaq 100 (ETF con focus sul settore informatico statunitense), perché solo con il primo saremo già abbastanza esposti a a società ad alta tecnologia statunitensi come “GAFAM” (Google, Amazon, Facebook, Apple e Microsoft). Possedere entrambi vorrebbe semplicemente dire che abbiamo acquistato le stesse azioni, ma passando attraverso due ETF diversi.

Non solo, troppi titoli in portafoglio si traducono logicamente in costi di transazione maggiori e in difficoltà di gestione.

Se il numero esatto di ETF da possedere non esiste e rimane una semplice indicazione, possiamo comunque orientarci grazie al capitale che possediamo e che desideriamo investire. Una volta definito, possiamo passare a determinare la nostra asset allocation ideale e quindi selezionare al massimo due ETF per ogni classe.

3. Meglio investire in ETF o in fondi comuni?

Al momento di scegliere se investire in ETF o tramite un fondo comune possono essere diverse le ragioni che faranno pendere l’ago della bilancia da una parte piuttosto che dall'altra.

I due strumenti hanno di certo alcune caratteristiche simili – lo abbiamo visto – ma ognuno ha i propri vantaggi e svantaggi. Questo può farci già capire che non può esistere una soluzione giusta o sbagliata quando si tratta di decidere in quale dei due investire: come sempre, gli obiettivi e le esigenze personali e l’orizzonte temporale dell’investimento sono unici e in quanto tali determinano la risposta all’annosa domanda.

Hai in mente un investimento a lungo termine, vuoi affidarti alla sicurezza di esperti del mestiere e sei disposto a pagare spese di commissione più elevate con l’obiettivo di battere il benchmark e avere quindi un rendimento potenzialmente più elevato? Meglio propendere per i fondi comuni

Cerchi una maggiore flessibilità e risultati più immediati, vuoi essere libero di fare le tue scelte in autonomia senza i consigli di un consulente finanziario e magari sei addirittura pronto a buttarti nel trading intraday? Scegli di investire in ETF.

3. Cosa succede se fallisce un ETF?

Il fallimento di un ETF è un’eventualità possibile, ma questo non deve necessariamente tradursi in una catastrofe per l’investitore. Per capire che cosa succede quando fallisce un ETF, bisogna innanzitutto distinguere la replica fisica dalla replica sintetica.

Rischio di fallimento di un ETF a replica fisica

Le società emittenti hanno l’obbligo di costituire un patrimonio separato dal proprio. In parole semplici, ciò significa che devono fare una separazione patrimoniale, ossia depositare i titoli acquistati presso un istituto bancario, che avrà quindi il ruolo di depositario (nel gergo, si parla di custodian).

Quando si parla di fallimento di un ETF bisogna distinguere in:

  1. Fallimento della società emittente
  2. Fallimento della banca depositaria
  3. Fallimento di una società che fa parte dell’ETF

Nel primo caso, nel caso di fallimento della società emittente, la separazione patrimoniale permette al denaro di restare al sicuro. I titoli che compongono l’ETF, infatti, verrebbero venduti dalla banca e il loro valore riaccreditato sul conto corrente dell’investitore.

Il secondo caso è ancora più semplice: i creditori della banca, infatti, non hanno alcuna giurisdizione sui titoli che compongono l’ETF.

Anche l’ultimo caso ha una soluzione chiara e senza rischi per chi investe. Se un’azienda fallisce, infatti, viene semplicemente rimossa dall’indice, le sue azioni vengono vendute e verranno comprate quelle della società che ne prenderà il posto.

Per chi si chiede che cosa succederebbe se fallissero tutte le aziende all’interno di un ETF, c’è da dire che una situazione simile sarebbe più vicina a un collasso dell’economia mondiale piuttosto che a quello del proprio investimento, e che forse le preoccupazioni dovrebbero essere altre.

Lo sapevi che...

Diversificare nel modo corretto un ETF consente di abbattere il rischio di fallimento completo e di annullamento del titolo in Borsa.

Rischio di fallimento di un ETF a replica sintetica

Quando un ETF utilizza la replica sintetica, c’è un soggetto in più che entra a far parte dell’equazione: si tratta della controparte (generalmente una grossa banca d’investimento).

Nel caso in cui quest’ultima non riuscisse a pagare all’ETF il rendimento promessogli con il contratto di swap, allora avremmo a che fare con il cosiddetto rischio di controparte.

Per fortuna, la normativa europea prevede una soluzione a questa eventualità, sotto forma della direttiva UCITS, una garanzia per gli investitori.

La direttiva UCITS, infatti, afferma che un ETF può stipulare un contratto di swap con una singola controparte solo per il 10% del suo patrimonio complessivo. In questo modo, in caso di rischio di controparte, la perdita massima equivarrebbe “solo” al 10%.

3. Quale ETF scegliere?

Avrai capito che non possiamo dare una vera e propria risposta a questa domanda. Nonostante ciò, alla luce di quanto detto finora, possiamo dare alcuni consigli.

In generale, meglio scegliere un ETF:

  • che si avvicina il più possibile all’andamento dell’indice di riferimento
  • che utilizza la replica fisica (rischio inferiore e più facile da gestire)
  • grande e longevo (che esista da più di tre o quattro anni)
  • che reinveste i suoi profitti (ETF ad accumulazione)

In qualsiasi caso, l’ETF migliore resta l’ETF che più si adatta alle nostre singole necessità. Queste direttive funzionano solo se vengono adeguate ai nostri obiettivi.

3. Come scegliere il miglior ETF?

Gli ETF sono quindi una soluzione ideale per evitare lo stock picking (acquisto diretto di azioni quotate in Borsa). Ma con tutti i prodotti che esistono oggi, come scegliere l'ETF giusto? Con circa 1.000 ETF quotati solo su Borsa Italiana, quali sono i criteri su cui concentrarsi?

In un primo tempo, sarà necessario informarsi sugli indici a disposizione: performance future, prezzo di mercato e tutti i dati legati all’indice sono fondamentali. Preferisci puntare sulle gigantesche capitalizzazioni americane (Facebook, Amazon, ecc.) o magari su delle società italiane o della zona euro?

In ogni caso, meglio privilegiare ETF dal valore superiore a 100 milioni di euro e che offrono commissioni basse, preferibilmente con replica fisica.

4. Quali ETF comprare nel 2022?

La loro versatilità rende gli ETF un ottimo strumento per investire in Borsa, ma con tutto quello che c'è a disposizione, come fare per trovare il giusto ETF sul quale puntare?

La domanda è tutt'altro che semplice, soprattutto quando sappiamo che gli ETF sono diversi per settori, aree geografiche, tipologie, ecc.

Quel che è certo è che un buon portafoglio diversificato nel 2022 deve contenere un mix fra:

  • ETF azionari
  • ETF obbligazionari
  • ETF bilanciati
  • ETF su materie prime
  • ETF su valute
  • ETF immobiliari
  • ETF sulla volatilità
  • ETF con leva
  • ETF inversi

Una volta selezionati gli ETF che più convengono al proprio obiettivo di investimento è bene controllare il rendimento di ciascuno sulle schede tecniche che si possono reperire online.

5. Dove comprare ETF in Italia?

Per poter acquistare ETF (sulla Borsa Italiana ma anche su altre borse in Europa e nel mondo intero) basta un conto corrente con deposito titoli abilitato, ma è anche possibile farlo senza per forza possedere un conto corrente.

Lo sapevi che...

È meglio tenere il conto che si utilizza per fare investimenti separato dal proprio conto abituale.

Gli ETF possono essere comprati online attraverso:

  • un deposito titoli
  • una piattaforma abilitata al trading online

Nel primo caso, il deposito titoli necessita di un conto bancario, mentre per la piattaforma di trading non è necessario avere un conto corrente.

È teoricamente possibile comprare ETF in banca, ma le banche sono più inclini a vendere i propri fondi attivi piuttosto che gli ETF, che, come sappiamo, sono fondi passivi. Nel caso in cui si voglia comunque passare da una banca, è possibile utilizzare il proprio home banking.

Gli ETF in Italia sono scambiati sul mercato ETFplus gestito da Borsa Italiana.

6. Quali sono i vantaggi e gli svantaggi dell'investimento in ETF?

Come ogni investimento, anche quello in ETF ha delle caratteristiche specifiche che lo rendono più o meno vantaggioso.

Vantaggi

Gli ETF sono diventati particolarmente popolari sia per gli investitori istituzionali (professionali) sia per i semplici risparmiatori.

I principali vantaggi degli Exchange-Funded Trackers sono:

  1. la liquidità: è facile comprare spesso nuove quote senza veder scendere il loro valore
  2. la semplicità: la replica passiva degli indici consente agli investitori di adottare la loro strategia in modo immediato
  3. la convenienza: i costi legati alla gestione attiva (da parte degli analisti) vengono abbattuti
  4. la versatilità: gli ETF hanno orizzonti di investimento diversi, che permettono di adottare la gestione più conforme agli obiettivi di ciascuno, spesso a costi ridotti
  5. la trasparenza: consentono all’investitore di essere al corrente del profilo di rischio/rendimento, della valorizzazione dell’investimento, ecc.
  6. la riduzione del rischio emittente: il patrimonio degli ETF è di esclusiva proprietà di chi possiede le quote/azioni; ciò aumenta la sicurezza dello strumento, in quanto in caso di fallimento della società che li emette e gestisce, il patrimonio non è a rischio

Svantaggi

Sebbene i vantaggi degli ETF siano numerosi e li rendano un buon strumento di investimento, particolarmente adatto a chi è alle prime armi, esistono anche degli inconvenienti.

Un ETF replica ciecamente un indice e quindi detiene quote di azioni che verrebbero magari escluse nel caso di una gestione attiva in quanto troppo rischiose o non performanti quanto le altre.

Gli svantaggi principali sono:

  1. costi di transazione: comprendono le commissioni del broker, di negoziazione, lo spread bid-ask, ecc. Se il trading dovesse essere frequente e sul breve periodo, il profitto potrebbe essere annullato da questi costi
  2. livello di rischio: gli ETF sono legati all’andamento di un mercato sottostante e hanno quindi un profilo di rischio medio alto, che la diversificazione non può eliminare del tutto
  3. spread di mercato: l’acquisto di un ETF “raro” potrebbe comportare un significativo divario fra domanda e offerta, che si tradurrebbe in costo aggiuntivo per l’investitore o il trader
  4. assenza di una gestione attiva: l’investimento concerne tutti gli strumenti finanziari dell’indice senza poter escludere le società più rischiose o considerate meno valide

7. Domande frequenti

🤔 Come si valuta un ETF?

Sono diversi gli elementi da considerare per valutare un ETF, e includono: settore, età, dimensioni, liquidità, costo e soprattutto rendimento.

🤷 Perché comprare ETF?

Gli investitori scelgono di comprare ETF perché sono attratti dalle commissioni basse e dal trading semplice.

🤨 Qual è la differenza tra ETF ad accumulazione ed ETF a distribuzione?

Quando un ETF riceve dividendi dalle società in cui ha investito può distribuirli (e pagarli direttamente) ai suoi azionisti, in proporzione a quante azioni possiedono (ETF a distribuzione), oppure reinvestirli in azioni di società che appartengono all’ETF stesso (ETF ad accumulazione).

🤑 Quanto costa acquistare un ETF?

Il costo di un ETF varia a seconda dei broker e delle piattaforme. Di solito, in Italia, le commissioni per singola negoziazione equivalgono a una percentuale del volume pari allo 0,18% - 0,19% circa, con una commissione minima di 2-3 euro.

💰 Quanto costa mantenere un ETF?

Rispetto alla gestione attiva, i cui costi di gestione superano il 2%, quelli degli ETF difficilmente superano lo 0,5%.

🏦 Quanto costa comprare un ETF in banca?

La commissione applicata alla compravendita di ETF in banca si aggira intorno allo 0,70% del valore scambiato. Per questo motivo, i piccoli importi sono quelli che subiscono maggiormente l’impatto delle commissioni.

🤔 Come comprare ETF in autonomia?

Si può decidere di investire in ETF tramite un broker online oppure in banca. In entrambi i casi è possibile comprare o vendere ETF in autonomia.

🤷 Quali ETF danno dividendi?

Esiste una specifica categoria di ETF, chiamati ETF a dividendo, che, come suggerisce il nome, dà dividendi a chi decide di investirvi.

🤔 Quanto si può guadagnare con gli ETF?

Gli ETF permettono di ottenere dei rendimenti particolarmente interessanti. Prendiamo il fondo Invesco Energy S&P US Select Sector UCITS ETF del settore energetico: esso ha avuto un rendimento percentuale su un anno anche dell’82,77%.

👀 Quanto costa mantenere un ETF?

La gestione passiva rende gli ETF investimenti vantaggiosi: il costo di gestione, infatti, difficilmente supera lo 0,5%.

🤷 Quali sono gli svantaggi degli ETF?

Alcuni possibili svantaggi nei quali si potrebbe incorrere sono il basso volume di negoziazione, gli errori di tracciamento, una bassa diversificazione, la mancanza di liquidità, ecc.

🤨 Come capire se un ETF è buono?

L’ETF migliore è quello che minimizza i differenziali di tracking per offrire un rendimento di mercato il più simile possibile a quello dell'indice che segue una volta sottratti i costi di gestione dello stesso.

🤷 Perché comprare ETF?

Gli ETF sono un ottimo modo per diversificare il proprio portafoglio di investimento a un prezzo accessibile. Si tratta di un modo per investire in numerose azioni senza doverle comprare tutte singolarmente.

🗓️ Quanto dura un ETF?

Gli ETF non hanno una durata predefinita né una scadenza. Possono essere mantenuti quanto si desidera rispetto al proprio obiettivo di investimento.

⌚ Qual è il momento migliore per comprare un ETF?

Il momento migliore per comprare (o vendere) un ETF è a metà giornata. I momenti di apertura e chiusura dei mercati, infatti, possono essere particolarmente frenetici, soprattutto quando questi sono molto volatili. Inoltre non tutti i mercati sono impostati sul nostro fuso orario: a metà giornata i mercati sono aperti in tutto il mondo (potrebbero aver aperto da poco o essere sul punto di chiudere).

🤔 Cosa significa che un ETF è UCITS?

Ucits è l'acronimo che sta per "Undertakings for the Collective Investment in Transferable Securities" ed è una garanzia di qualità, trasparenza e affidabilità che indica che l'ETF è regolamentato dalla normativa dell'Unione Europea e risponde alle sue leggi e può quindi essere scambiato nelle borse del Vecchio continente.

🤔 Come vengono tassati gli ETF?

Tutti i proventi derivati da ETF (cedole, dividendi e plusvalenze) sono considerati redditi da capitale. Ma gli ETF possono possedere al loro interno prodotti soggetti a tassazioni diverse (azioni, obbligazioni, ecc.). Se immaginiamo un ETF con 50% di titoli di Stato e 50% di azioni, una metà verrà tassata al 12,50% e l'altra al 26%.

🤷 Cosa succede se un ETF viene chiuso?

La chiusura di un ETF corrisponde alla sua cancellazione da un listino (delisting). In un primo tempo la società emittente annuncerà il delisting (lasciando il tempo necessario agli investitori di correre ai ripari per evitare il congelamento dei propri soldi). Si passerà poi alla cancellazione vera e propria, che può essere totale o parziale; nel primo caso l'ETF viene rimborsato in base all'ultimo valore di mercato disponibile; nel secondo caso l'ETF continua a esistere, ma magari non sul mercato su cui eravamo abituati a vederlo (Borsa italiana vs Borsa di Parigi).

🤨 Cosa sono ETF, ETC ed ETN?

ETF sta per Exchange Traded Fund e riunisce la maggior parte dell'intera tipologia dello strumento. ETC si riferisce agli Exchange Traded Commodity, ossia quelli che hanno come sottostante una materia prima. ETN è l'acronimo di Exchange Traded Note e identifica qugli strumenti che possono avere come sottostante attività finanziarie non facenti parte di ETF in senso stretto ed ETC.

🧑‍🏫 Come funzionano i dividendi degli ETF?

I dividendi degli ETF funzionano come quelli delle azioni: possono essere distribuiti periodicamente agli investitori o reinvestiti nel patrimonio dell'ETF.

🤔 Come capire se un ETF è buono?

Un buon ETF dovrebbe avere un rendimento il più simile possibile all'indice di riferimento, e con costi di gestione bassi.

💸 Quanto costa comprare ETF in banca?

Il prezzo degli ETF dipende dai costi di commissione, che variano a seconda del canale di acquisto: comprare ETF allo sportello bancario costerà più che online.

🤷 Quale ETF S&P 500 comprare?

Se si prende in considerazione del dimensione del fondo come criterio di scelta, allora il più grande ETF S&P 500 è iShares Core S&P 500 UCITS ETF (Acc).

👉 Dove comprare ETF?

Per comprare ETF in Italia bisogna rivolgersi al mercato ETF Plus, gestito da Borsa Italiana. Esso permette infatti l'accesso a tutti gli operatori registrati.

🤔 Quanti ETF bisogna avere in portafoglio?

Possedere troppi ETF può essere una scelta rischiosa, mentre detenerne un numero contenuto è spesso la scelta migliore (e quella più vantaggiosa). Un investitore privato che possiede dai 5 ai 10 ETF diversi per classe di asset, regione geografica, ecc. ha la chiave per un portafoglio non troppo complesso che però non rinuncia alla diversificazione.

🗓️ Quanto dura un ETF?

Gli ETF non hanno una durata predefinita. Ciò significa che non scadono.

🤑 Quanto si può guadagnare con gli ETF?

Tutto, come sempre, dipende dal tipo di ETF su cui si investe, dal momento in cui lo si fa, ecc. Quel che è certo è che gli ETF possono far guadagnare molto, anche fino al +10% nel lungo periodo. Per conoscere qual è il rendimento di un ETF prima di decidere se vale la pena di comprarlo oppure no, è sempre possibile consultare le schede tecniche pubblicate da case emittenti e broker online.

⌚ Qual è il momento migliore per comprare un ETF?

Di solito, il momento migliore per scambiare ETF è a metà giornata, e non al mattino o alla sera. Infatti, replicando titoli che spesso appartengono a regioni con fusi orari diversi, si rischia di ritrovarsi in una situazione complicata in cui mercati potrebbero non essere ancora aperti o aver appena chiuso.

8. Qualche info in più

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